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Archive for Marzo, 2008

Alla fine e’ arrivato…

Marzo 1st, 2008 - Marzo 1st, 2008

Dublino, Ireland, almost 1 month (di cui mezzo lavorato).

Giornata ventosissima con pioggia oggi a Dublino. Stamane, dopo il consueo caffe’, sono uscito per andare a lavoro col mio abbigliamento tattico. Ora so’ perche’ gli irlandesi non usano l’ombrello. La pioggia veniva in orizzontale DA DIETRO. Cosi’ sono arrivato in ufficio bagnato di dietro (ma non tanto eh!) e asciutto davanti. La pioggia era fine che non dava assolutamente fastidio. Ho maledetto il basolato di Dame St perche’ quando piove diventa una saponetta e mi stavo, come si dice in catanese, SDIRUBBANDO PE’ TERA! (Si! Per TeRa, con una ERE!). Mi trovavo in Dame st, vicino alla traversa che porta a Dublin Castle, e li la strada e’ leggermente in pendenza, io andavo in discesa…

Ora vi scrivo comodamente sdraiato nel letto, e temo che fra poco il tetto sara’ scoperchiato da una folata di vento! :)

Comunque oggi, ultimo giorno del mese, e’ arrivato… puntuale… preciso. Ma chi? Ma che cosa? Lo stipendio. 2 settimane “lavorate” (le virgolette ci sono perche’ in due settimane ancora non e’ che posso ritenermi a regime) e gia’ posso dire di aver preso in 2 settimane qui piu’ quello che prendevo in Italia lavorando 1 mese full time 9-18 con contratto a tempo indeterminato (che poi spesso si riduceva a 9-19, ovviamente overtime non pagato), con la differenza che qui:

  • non spendo soldi in benzina
  • non mi stresso ad andare a lavoro (solo 20 minuti a piedi)
  • l’ambiente di lavoro e’ abbastanza rilassante
  • faccio 9-17.30 ma posso arrivare ed andare quando voglio, l’importante e’ rispettare le scadenze.

Stipendio puntuale, preciso, pagato l’ultimo giorno del mese come da contratto. Come si faceva una volta in Italia… adesso la gente e’ costretta ad aspettare anche fino al 15imo giorno del mese successivo… (questa e’ la mia esperienza, se io lavoravo ad es. Gennaio, dovevo aspettare tipo il 13 Febbraio). Qui invece pare che la prassi, dall’azienda piu’ cretina a quella piu’ grossa, sia quella di pagare regolarmente a fine mese (nel caso di pagamenti mensili).

Appena mi arriva la busta paga (payslip in english) capiro’ se sono in emergency tax o no. Comunque mi pare strano che mi hanno pagato la meta’ del mio stipendio netto mensile. Forse non sono in emergency? Ve lo sapro’ dire. Il form 12A l’ho imbucato solo ieri quindi mi pare difficile. Vedremo.

A lavoro oggi ho iniziato a fare qualcosa finalmente. Mi hanno fatto un account su un server di sviluppo dove tirar su probabilmente l’ambiente per qualche sviluppatore. Mi hanno dato un documento con le procedure da seguire e ho iniziato ad installare le cose seguendolo. A parte che certe cose scritte erano stronzate che erano palesemente false (tipo dicevano di installare la JRE Java, e poi pero’ un software C/C++ da compilare, una libreria per java, voleva ovviamente il compilatore javac, e il comando jar… cosi’ ho dovuto installare la JDK e fottermene di quello che c’era scritto nel documento). Poi installo alcuni altri tarball (principalmente pacchetti necessari per compilare ffmpeg). In particolare proprio alla fine di questo elenco ho sbattuto la testa con una merda di software che si chiama mpeg4ip (progetto morto e non piu’ sviluppato), che non ne voleva sapersi di compilarsi…

g++ smadonnava che non riusciva a compilare alcune classi di questo merda di software perche’ i programmatori hanno usato costrutti ormai deprecated. Ho smadonnato un’ora dalle 17 alle 18 mentre tutti se ne andavano, editando vari configure.in, etc etc… Ho superato diversi scogli ma poi in fase di linking mi sono dovuto arrendere…

Mentre ero visibilmente incazzato perche’ avrei voluto andarmene (quando le cose non mi funzionano mi sale la carogna e divento un animale e mi fisso che la devo fare funzionare) il mio collega Spagnolo si parte e mi fa: “You worked hard today, isn’t it?”.

Poi mi chiede che problema ho, glielo fo’ vede’, e mi fa: “Ah ho avuto lo stesso problema diversi mesi fa! NON TI SERVE COMPILARE QUEL SOFTWARE! Il progetto $Taldeitali non lo usa! L prossima volta chiedimi se hai problemi.”

Ho pensato: “MINCHIA TUTTO IL MONDO E’ PAESE.” Mi sono chiesto come mai pero’ nel documento ci sono le istruzioni per installare st’accrocchio… Lunedi’ lo faccio presente.

Ora vi saluto e vi lascio con questa vignetta:

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Da punto-informatico.it: “Lavoro IT/ Sorry, in Italia non torno”

Marzo 6th, 2008 - Marzo 6th, 2008

Rompo un po’ di silenzio (si vede che per ora mi godo la vita qui a Dublino e non c’e’ niente di particolare da raccontarvi) per condividere con voi questo articolo apparso oggi su punto-infomatico.it. L’ho letto, e lo sottoscrivo. E’ l’intervista ad Alex, connazionale anche lui a Dublino e lavoratore del mercato IT locale. Io lo conosco: questo perche’ noi del ghetto ci conosciamo tutti(tm), buona lettura.

Ah! Leggetevi i commenti sulle pagine di Punto Informatico… CHE SCHIFO CHE MI FANNO… QUESTA E’ LA DIMOSTRAZIONE DELLA MERDA CHE SIAMO DIVENTATI IN ITALIA. SIAMO GENTE SENZA PALLE. TUTTI.

Roma – È davvero cosi verde l’erba del vicino?
Davvero sono sufficienti le mie conoscenze informatiche ed il mio inglese “buono” per candidarmi per un lavoro che mi consenta di uscire dalla condizione di “Bamboccione” a cui questi 1000 euro al mese mi condannano?

Ho provato a chiederlo ad Alex che ha scelto d’avere un futuro al di fuori dell’Italia.

Domanda: Età e da quanti anni sei fuori dall’Italia?
Quasi 35, ed ormai è più di un anno che sono andato via

Domanda: Dove sei stato e come hai maturato l’idea di andare via?
Per studio e per lavoro ho girato parecchi contesti IT internazionali, tra cui la Silicon Valley. Ovviamente non è la prima volta che mi sono trasferito all’estero per lavoro ed attualmente mi trovo a Dublino.
Sono circa dodici anni che lavoro nel settore IT, certo la mia esperienza, la mia buona conoscenza dell’inglese e la mia precedente esperienza all’estero, mi hanno aiutato non poco nel trasferimento, anche se la parola giusta sarebbe “emigrazione”.
La mia decisione come quella di molti è maturata, ahimè, sopratutto a causa della crisi del settore IT, per come è gestito, soprattutto dal punto di vista della fornitura di consulenza specialistica. Aziende che fanno solo da intermediari, senza nessuna professionalità. Basta vedere gli annunci su Moster, ad esempio, di esperti di “conoscenza di prodotti di network” Inter Process Comunication di Unix, per rendersi conto che non sanno di cosa parlano.

Domanda: In Italia se hai più di 35 anni sei un vecchio e se sei senza una laurea ti è difficile inserirti in contesti competitivi: è lo stesso anche fuori?
Il discorso è un po’ più complesso. È ovvio che in Italia, come ovunque, un titolo di laurea è importante, ma è ovviamente anche importantissima la capacità e l’esperienza.
Ti faccio un esempio. Un mio collega trasferitosi qualche mese fa è un perito informatico con un’esperienza di parecchi anni. Arrivato qua non ha trovato nessun problema a trovare lavoro.
Il problema è che in Italia, se noti, in tutte le inserzioni vi è scritto che è “preferibile la laurea in ingegneria” anche se il lavoro richiesto è quello di fare data entry o scansionare documenti.
Bisognerebbe guardare assai in Italia, a quale figura si cerca, e scegliere quale tra i vari candidati “fitta” (scusa l’inglesismo) di più. Ma il problema è che tante, troppe volte, le inserzioni che vedi in giro per i portali del lavoro sono per la maggior parte fatte da aziende di 5 o 6 dipendenti che vendono consulenti ad altri e che troppe volte non sanno nemmeno loro cosa il cliente chiede e così, anche per scansionare documenti, cercano un ingegnere.
Per quanto riguarda l’età, io a 35 anni non ho avuto alcun problema ad inserirmi anche in contesti internazionali importanti.
La differenza principale che ho riscontrato è che qui ti cercano per le qualifiche richieste, e per l’esperienza accumulata, ed il concetto di body-rental all’italiana qui è completamente inesistente.
Il recruiter è recruiter e basta. Vive sul supporto nella ricerca del personale e non ha certo (come succede sempre in Italia) la commessa di terze parti.

Domanda: Come ci si sente a lavorare senza l’articolo 18 (quello che obbliga il reintegro dei lavoratori)?
Bella domanda, io essendo stato consulente per parecchi anni, e avendo sulla testa il rischio del mancato rinnovo del contratto in Italia, la sentivo una spada di Damocle che pendeva ogni 3-6 mesi. Ora non avverto più questa sensazione, anzi ti dirò di più: lì dove il concetto all’italiana del licenziamento non esiste personalmente mi ci trovo assai meglio. Con il tipo di legge sul lavoro che vi è all’estero, non ne vedi di dipendenti (come vedevo nel nostro paese) che leggono il giornale, invece di lavorare.
La meritocrazia, negli altri paesi, è sentita. In Italia, vale meno di zero. Il problema è tutto lì.

Domanda: Lo stipendio che percepisci rispetto alla media dei lavori com’è e cosa ci puoi fare?
Generalmente lo stipendio rispetto agli altri lavori in Irlanda è superiore di 10k – 20k euro annui, e con le tasse molto più basse rispetto a quelle italiane si vive assai bene.
Qui un informatico non lo vedresti mai a 24k euro lordi annui, anzi ho notato con piacere che il concetto di svendita al ribasso non esiste. Se vali è giusto che ti paghino per quello che vali.
Andrebbe spiegato anche in Italia.

Domanda: So che leggi P.I. e quindi conosci com’è la situazione delle Dilbert’s company italiane, qui invece come definiresti le company estere?
Beh si, PI lo leggo ormai da circa 10 anni.
Dilbert come sai è un fumetto statunitense, quindi molte ” interessanti deformazioni professionali” del nostro settore sono peculiari ovunque tu vada, va da sé che ovviamente ci sono parecchi distinguo.
La qualità del lavoro nelle aziende all’estero è elevatissima.
Sono riconosciute le capacità alle persone in modo diretto e anche in modo economico.
All’estero l’organizzazione del lavoro e della struttura funziona come un orologio.
Il concetto tutto italiano, “se un professionista è bravo se ne va a chi importa” è totalmente sconosciuto, se sei bravo, fanno di tutto per evitare che te ne vada.
La qualità e il valore sono regole riconosciute e accettate, sopratutto nel settore IT americano, dove se vali riconoscono il valore e le capacità della persona.
Insomma, tirando le somme il mio giudizio è assai positivo.

Domanda: Quanto sono importanti le persone dove lavori tu?
Parecchio, sono importanti e fondamentali per il ruolo che svolgono all’interno della struttura aziendale e cooperano in modo strettissimo tra loro. Qui è impossibile vedere un Sales che dice qualcosa al cliente se prima non è stato confermato dai tecnici o dagli sviluppatori.
È impossibile vedere un Project Manager che non sappia fare il suo lavoro, (come ogni tanto vedi in Italia) perché c’è qualcuno che lo ha messo lì.
Insomma le persone sono importanti, e con loro si prendono assai seriamente i ruoli che ricoprono.

Domanda: Come è avvertita l’innovazione da Voi?
Come fatto fondamentale ed economicamente importantissimo. Più una tecnologia è nuova ed è valida, e più all’estero si prende in considerazione velocemente. All’estero, ad esempio, ho visto aziende nascere dopo pochi mesi che era uscito un rfc su un nuovo tipo di protocollo. Una cosa simile in Italia sarebbe da fantascienza.

Domanda: Pensi che vi sia un IT capace e competitivo in Italia?
Sì esiste, ma è soffocato. Diciamolo una volta per tutte: di tecnici in Italia, ci sono, e sono molto bravi, ma sono in mano ad un mercato italiano fatto di body-rental, di consulenze a mezzo servizio, e di contratti a progetto rinnovabili.
Mi è capitato più di una volta di cercare di spiegare all’azienda che mi vendeva al cliente cosa facessi. Molte volte mi guardavano sgranando gli occhi e rispondendo: “Non ci ho capito un acca”
Tira le conclusioni tu stesso.

Domanda: Quando dici che sei italiano e provi a raccontare come si lavora in Italia cosa ne pensano i tuoi colleghi?
Se ci penso mi viene da ancora da ridere. Molte volte le aziende estere guardano increduli il tuo cv e ti chiedono (e non solo a me, è una domanda ricorrente a tutti i professionisti IT italiani trasferiti): “Perché ha cambiato cosi tante aziende in poco tempo? Ci sembra bravo, perché le aziende non hanno fatto in modo che rimanesse a lavorare dove era?”
Vaglielo a spiegare che molti lavori in Italia sono a progetto con scadenza trimestrale-semestrale od annuale, per un’azienda dove sei consulente del consulente del consulente, e che quando chiudono la commessa ti salutano e ti mettono alla porta, fregandosene se sei Dennis Ritchie o l’ultimo arrivato.

Domanda: In Italia vi è la fuga delle professionalità, cosa ti indurrebbe a tornare?
Se vedessi un mercato IT come lo è in Irlanda in Inghilterra o negli States, forse tornerei, ma in un paese ingessato economicamente e qualche volta mentalmente come il nostro, lo vedo più un bel sogno che una futura e concreta realtà.

Domanda: Qualcosa di negativo però ci sarà anche all’estero. Cosa c’è che gradisci di meno?
Eh anche questa è una bella domanda. Credo non essere lingua madre, sia una cosa che dà fastidio. Parlare una lingua diversa non è sempre facile.
Molte volte è difficile esprimere concetti complessi, o seguire una conversazione quando due persone di lingua madre si mettono a parlare molto velocemente, difficilmente li segui, e dà fastidio chiedere ogni volta di ripetere lentamente.
Va detto anche che un inglese che parlasse italiano e dovesse seguire una nostra conversazione troverebbe gli stessi problemi.
Parlare comunque una lingua che non è la tua, non e mai facile, per quanto tu la conosca bene.
Per il resto, ci sono problemi di comunicazioni e incomprensioni un po’ dovunque, indipendentemente se sei in Italia, negli States o in Australia.
La differenza che esiste tra il mondo di lavoro nostro e quello estero è che i problemi dovuti da differenti punti di vista sono gestiti molto meglio.
Insomma a fatica, ma di punti di vista negativi non li vedo proprio, anche volendo cercarli come invece accadono sullo Stivale.

Domanda: Come si riesce a far carriera all’estero? Mi spiego. In Italia dopo un po’ un tecnico o diventa manager o la sua carriera è bloccata. Qui come funziona?
No, qui il tecnico fa la carriera del tecnico.
Prima si è tecnici, poi si diventa team leader poi technical manager di più gruppi e poi via via sempre più in alto e qualcuno può diventare anche CTO. Insomma il concetto di carriera bloccata non esiste, perché come ti dicevo prima, qui vali in base a ciò che sei, non a chi conosci.
Certo ovviamente come in tutte le aziende, dipende da quali sbocchi ci sono e da quali sono le possibilità, cambia da azienda a azienda. Ma certo che qui su una cosa sono chiarissimi: ti dicono subito dove e quanto puoi salire. Più seri di cosi.

Domanda: È vero che il lavoro è spesso gestito autonomamente? Il mito che si lavora per obiettivi ed il tempo lo gestisci tu è vero?
Si, tantissime volte ma è anche vero però che esistono delle milestones (le milestones, per le aziende, indipendentemente dalla grandezza e dalla loro prosperità, sono fondamentali), per questo in quel caso si lavora per l’obiettivo comune, e dipende sempre dal contesto, dall’azienda e nel settore in cui si opera.
Comunque confermo che se non ci sono milestones od obiettivi prefissati, mi gestisco autonomamente.

Il miglior riconoscimento per il tuo lavoro qual è stato?
Aver sentito per la prima volta alcune frasi come:
“Bravo hai fatto un bel lavoro”,
“Come mai il tuo collega non ci aveva pensato a questa soluzione?”
“Non ti preoccupare, è di mia responsabilità la faccenda”.
Parole che in Italia non ho mai sentito. In Italia se il lavoro che fai è fatto bene, è una cosa normale, se è fatto male la colpa è la tua; se hai pensato ad una soluzione innovativa, ci aveva pensato qualcun’altro (che non è mai vero, ma cosi minimizzano il tuo lavoro e poi non la applicano) e soprattutto la colpa è sempre la tua. Qualsiasi cosa accada alla fine ti arriva in Carbon Copy una mail che dice che la colpa di tutto è del consulente. Nel “Bel Paese” i meriti agli altri e le rogne a te.

Domanda: Consiglieresti ad altri di seguire la tua stessa strada?
Sì assolutamente, se si è sicuri di sé e si hanno le capacità e un’esperienza idonee.

Giuseppe Cubasia
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Alcoholic Friday e programmi per il week end

Marzo 8th, 2008 - Marzo 8th, 2008

Dublin, Ireland, 1 month and so forth

Archiviata la tristezza “commentatoria” recente su Punto Informatico mi aspetto che questo blog abbia guadagnato qualche lettore in piu’ (scettico o non scettico che sia riguardo alla possibilita’ di fare qualcosa all’estero). In effetti se guardo le statistiche pare che abbia avuto un incremento di circa il 70.8% nelle visite. Niente male.

La societa’ in cui lavoro attualmente si occupa di organizzare anche attivita’ extra-lavorative per il suo personale. Addirittura c’e’ una figura unicamente dedicata a questo tipo di attivita’. Questa persona si occupa di gestire questi eventi: serate agli stadi dove corrono cani e cavalli (ovviamente a scopo scommessa), family day (no, non quelli politici organizzati in Italia! ad es. settimana prossima vanno tutti allo zoo qui a Phoenix Park, l’evento e’ aperto solo ai dipendenti con prole o altro), partecipazione a tornei di calcio sia interni che contro altre aziende, tornei di tag-rugby sia interne che con altre societa’.

Ieri, come ogni primo venerdi’ del mese, l’azienda prenota per i dipendenti alcuni tavoli in un pub a scelta vicino all’ufficio. Ieri ci sono andato e sono tornato devastato. 4 pinte a stomaco vuoto!

E’ impossibile stare appresso a questi qui! :)

Comunque farsi le pinte ha i suoi vantaggi: porta la gente ad essere piu’ socievole, tutti che si presentavano, tutti che mi raccontavano cose, etc etc. Cose e chiacchere che in ufficio non puoi fare.

Per quanto mi riguarda quando assumo alcool il mio english magicamente diventa piu’ fluent e mi capiscono ahahahaha! Sara’ che loro diventano piu’ brilli e si fanno meno problemi! :D

Tentare di capire una persona parlare un’altra lingua dentro quella bolgia di confusione, voci e musica alta, e’ un buon esercizio per la comprensione! :D Ci andro’ piu’ spesso le prossime volte.

Parlando di sport ho appreso che la popolazione irlandese e’ molto variegata in quanto alle preferenze nello sport. C’e’ l’appassionato solo di calcio, c’e’ l’appassionato solo di rugby, o quelli di sport gaelici.

Riguardo gli sport gaelici ho scoperto che ho un collega praticamente ultra’ della GAA. Mi ha raccontato che gli sport gaelici sono ancora nel puro dilettantismo, che i giocatori fanno ancora i loro lavori (tassita, impiegato, etc). Che lo fanno per onorare lo sport… etc etc. Che a lui non piace piu’ il rugby perche’ e’ diventato professionistico, etc etc. (il rugby, prima del 1995, aveva come regola fondamentale di essere dilettantistico, anche se gia’ all’epoca c’erano stratagemmi e giocatori pagatissimi). Gli ho detto che in Italia il rugby e’ prevalentamente dilettantistico, che molto si basa sui valori che lo sport trasmette, e si trasmette molto per questioni di parentele e/o amicizie. E’ iniziata una discussione varia sui valori dello sport etc etc. Insomma poi si e’ finiti a parlare degli infortuni etc etc.

La serata e’ stata anche un occasione per salutare un collega che si e’ preso l’annual leave (un anno sabatico) per andare a passare un anno in Australia con la sua ragazza, poi ritornera’ qui a Dublino a lavorare. Ho parlato 15 minuti con questo tizio, e l’unico argomento che aveva era la cucina italiana, mi diceva che la loro cucina fa schifo, etc etc etc. Mi raccontava di quando e’ stato un mese in Italia (Roma, Napoli, etc), e di come mangiava bene. Il discorso era spesso interrotto con “Bruschetti!!!! Bruschetti!!!! Oh! So wonderfull!” Ahahahaha!

La serata e’ finita con me completamente devastato dalla Guinness che camminavo verso casa ruttando… ho divorato qualcosa per contenere e poi a letto. Mi sono appena accorto di aver lasciato il golfino al pub! ahahahaa!

Fra poco mi accingo ad uscire di casa per andare a Kilkenny con alcuni colleghi a segure il Kilkenny Barcamp 2008.

Alla prossima

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Kilkenny & barcamp

Marzo 10th, 2008 - Marzo 10th, 2008

Dublin, Ireland, 1 month so far

Fine settimana piacevole passato sabato con un mio collega e la sua ragazza a Kilkenny. Kilkenny e’ il capoluogo (countytown) della omonima contea Irlandese.

L’occasione per visitare questa cittadina e’ stato un barcamp svoltosi proprio dentro il castello. Questo e’ l’edificio principale che domina la città, imponente maniero che fu antica dimora dei Butler (già FitzWalter), acquistato dal governo irlandese nel 1967 per la cifra irrisoria di 50 £ e oggi visitabile dai turisti: nei suoi interni c’è anche parte della National Art Gallery. All’esterno del castello c’è un giardino ornamentale davanti all’entrata (la parte che dà sulla città), e una vasta tenuta nelle zone posteriori (fonte: wikipedia).

Il giardino e’ veramente spettacolare, ci ho fatto un giro e ho scattato qualche foto di cui vi propongo due HDR:

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Il nome della citta’ e’ anche associato alla famosa birra rossa irlandese che porta il suo nome. Ho avuto modo di assaggiarla a cena in un local pub: buona. Certo non e’ la Guinness. Ma merita.

Riguardo il barcamp: noioso, e workshop tecnicamente scarsi. A me i barcamp sanno solo di occasione bella e buona per farsi vedere. Mi sembra l’ultima novita’ dei tecnogeek. Certo non nego che magari sono utili per trovare nuovi partner/clienti con cui lavorare. O anche solo per scambiare idee. E’ sempre un punto di aggregazione in real-life di persone ed in quanto tale non dovrebbe essere criticato piu’ di tanto. Una cosa ho notato, quando si parlava di software libero, nessuno ha mai usato il termine “free software” ma sempre e solo “open source”. Stallman mi sa che combatte una battaglia inutile! :/

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Io comunque ci sono andato perche’ ogni occasione e’ buona per praticare l’ascolto della lingua indigena :D

Unico workshop veramente serio e’ stato un dibattito dal titolo “Come incoraggiare le donne nelle tecnologia”. Un dibattito con tanto di moderatrice, che aveva il compito di moderare una discussione tra 5 affermate donne blogger. Tra cui anche una dipendente Microsoft (che alle volte per quello che ha detto avrei voluto ribattere, ma sarei andato off topic!).

L’impressione che ho avuto io e’ che il barcamp sia un evento creato dai blogger per fare vedere quanto sono bravi e belli. :D

Mi sembra la reinvenzione dell’acqua calda! Basta vedere la definizione su wikipedia. Come reinventare chesso’ io gli hackermeeting, oppure che so io, workshop e seminari. Questi tipo di eventi c’erano gia’ da un pezzo e non capisco che senso abbia cambiargli nome :D

Settimana prossima, per San Patrizio, io, il Direttore, Barbara ed Elena passeremo il fine settimana in giro nel sud dell’Irlanda. La macchina e’ noleggiata gia’ e credo che mi tocchera’ anche guidarla.

Saluti.

Le altre foto le pubblichero’ su questo album di Flickr. Passateci domani, troverete qualcosa.

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San Patrick & Bank Holiday Week-End

Marzo 17th, 2008 - Marzo 17th, 2008

Dublin, Ireland, 1 month and half so far.

Hi to all,

Questo fine settimana l’Irlanda era in subbuglio per via dei festeggiamenti di San Patrick (vedere la relativa pagina su Irlandando.it , o le pagine di Wikipedia Italiana o Inglese).

A Dublino questo vuol dire: confusione, confusione, confusione, gente ubriaca e pazza, e parate. Non amo la confusione ne’ le parate (che mi sembrano tutte le stesse), cosi’ ho risposto alla chiamata del Direttore, Barbara ed Elena per trascorrere i giorni da Venerdi’ notte a Lunedi’ sera in giro per il West Cork.

In particolare ci siamo concentrati sull’area 2, 3 e 4. In maniera approfondita soprattuto area 3 e 4, un po’ toccata e fuga l’area 2, dove abbiamo visitato Inchigeelagh e Macroom.

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Ma partiamo con ordine. Il venerdi’ dopo lavoro ci siamo incontrati all’aeroporto, pronti per noleggiare la Golf che sara’ stata il nostro mezzo di locomozione lungo tutto il tragitto. Autisti: io e il Direttore.

Alle 19 lasciamo Dublino alla volta di Cork, arrivo a Cork in serata. Incontro con Vincio, ormai in terra Corkiana, breve uscita serale per i pub. Rientro in ostello. L’ostello non ricordo il nome. Comunque da un ostello non ci aspetta molto, quindi costo contenuto, tuttosommato doccia e bagno ok. Al risveglio in macchina, ore 8.30 circa, direzione West Cork.

L’obiettivo era proseguire il piu’ possibile sulla costa per godersi lo spettacolo. Una cosa indescrivibile. Colline, costa frastagliata, spiagge pazzesche, fiordi. Bisogna esserci per capire. Strade minuscole buone solo per una macchina, meno male che avevamo il GPS. Piu’ volte mi sono trovato nella situazione di stringermi all’inverosimile per poter fare passare il mezzo che veniva nel senso opposto.

Dove ci piaceva ci fermamavamo per fare una passeggiata, per ammirare il paesaggio, per scattare qualche foto, per vedere i surfisti surfare nell’oceano GHIACCIATO, con le loro tute in neoprone e le tavole.

Impossibile ricordarsi tutte le localita’, vi sparo alcuni nomi che ricordo:

MizenHead e’ un posto davvero particolare. Trattasi della punta piu’ a sud ovest dell’intera irlanda. Qui Gugliemo Marconi tento’ uno dei suoi esperimenti di comunicazione transoceanica tra europa e america, senza risultato. Qui si trova una stazione meteorologica nonche’ ex faro marinaro, costruito su un promontorio che lascia senza fiato, l’accesso alla stazione passa attraverso un ponte sospeso in aria tra due costoni di roccia. Si puo’ accedere ad un museo (costo 6 eur), che mostra documenti originali dell’era di Marconi, vecchie strumentazioni per il rilevamento di nebbia e altri fenomeno meteorologici, reperti che mostrano la vita dei custodi del faro, che stavano 6 settimane ciascuno a guardia del faro.

Ve lo consiglio.

Molto carino il B&B Spideoga a Inchigeelag. Un villaggetto con tanti bungalow coi tetti di paglia, costo irrisorio, tutto pulitissimo. I proprietari sono una coppia di sposi tedeschi che ha lasciato la Germania per venire a vivere qui e mettere su questa attivita’. Possibilita’ di passeggiate a cavallo e/o pesca su barca nei laghi e fiumi circostanti. Una foto presa dal sito internet:

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Vi consiglio di dare una occhiata al sito internet del B&B e della photo gallery.

Ora vi saluto, domani si torna a lavoro (solo fino a giovedi’ perche’ la mia azienda poi rimane chiusa venerdi’ e lunedi’ :) .

Spero di pubblicare presto le foto che ho scattato in questo week end (sono tante, 187, dovro’ fare una ardua selezione!).

Cheers

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Foto del week end a West Cork pubblicate.

Marzo 18th, 2008 - Marzo 18th, 2008

Eccomi, solo per informarvi che ho pubblicato le foto del week-end. L’indirizzo del mio account flickr e’ http://www.flickr.com/photos/pallotron/

L’indirizzo specifico del set e’:

http://www.flickr.com/photos/pallotron/sets/72157604144733121/detail/

Enjoy! :)

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Joining a new rugby club

Marzo 21st, 2008 - Marzo 21st, 2008

Dublin, Ireland, almost 2 months so far

Signori pare che io abbia trovato un rugby club per giocare Rugby Union anche qui in Irlanda. Tutto e’ iniziato in azienda quando ho letto che un mio collega sta organizzando 2 team di Tag-Rugby in vista dei tornei cittadini che si svolgeranno questa primavera/estate a Dublino.

Mi sono offerto dicendo che in Italia gioco Rugby Union da quando avevo 12 anni e il tipo mi ha risposto. Mi ha anche offerto di joinare la sua squadra. Si e’ anche offerto di procurarmi il vestiario necessario e ieri pomeriggio si e’ presentato in ufficio con un borsone contenente: maglietta da rugby, pantaloncini, calzettoni, spalline, e scarpette della mia misura! :)

Non potevo rifiutare e sono tornato a casa a prendere borsone, accappatoio e il resto. Cosi’ dall’ufficio abbiamo preso il bus 11A che ci ha portato in zona Dublino 6 credo, vicino ad una fermata della linea verde della LUAS (mi pare Windy Arbour).

Il rugby club si chiama Stillorgan RFC e il sito e’ http://www.dublinrugby.com/.

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L’impianto e’ in Bird Avenue:

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Non e’ molto lontano da casa mia:

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Ci sono credo 4 campi piu’ un altro. La struttura e’ probabilmente nel terreno della chiesa vicina. Da quello che leggo nel sito della squadra, fondata nel 73, credo sia stata messa su’ da qualche parroco locale come attivita’ ricreativa, e poi e’ andata avanti.

Sull’autobus col mio collega abbiamo parlato un po’ di rugby italiano e irlandese, delle differenze organizzative dei campionati. Mi ha spiegato che la squadra partecipa alla Metropolitan Cup, un torneo a cui partecipano club dell’area di Dublino.

Mi ha raccontato che lui ha iniziato a giocare come pilone quando si e’ trasferito dal Messico all’Irlanda. 6 anni fa. Qui ha trovato moglie irlandese, giocatrice anche lei, proveniente da una famiglia di giocatori (tutti giocano: suocero, fratelli acquisiti etc). Abbiamo discusso del fatto che anche in Italia il rugby va avanti anche come tradizione di famiglia.

Mi ha spiegato che in Irlanda ci sono 4 province:

  1. Leinster – http://www.leinsterrugby.ie/members/index.asp
  2. Connacht – http://www.connachtrugby.ie/
  3. Munster – http://www.munsterrugby.ie/
  4. Ulster – http://www.ulsterrugby.ie/6_9.php

Questa province/franchigie partecipano alla lega Celtica (che e’ un campionato che si disputa tra province di Galles, Scozia e Irlanda). Ogni macro club di provincia ha una sezione “Domestic” che si occupa di seguire, promuovere organizzare il rugby all’interno del proprio territorio. Ogni provincia si occupa di indire campionati per Scuole e College, Tornei femminili, tutti i vari livelli di tornei provinciali. Credo che i tornei provinciali siano suddivisi per livelli di qualita’ del gioco, con meccanismi di retrocessione e promozioni. Ma ancora non ne sono sicuro. Mi informero’.

Dublino fa parte della provincia del Leinster.

Per esempio nella sezione Domestic del sito del Leinster si trovano tutte le attivita’. Cliccare qui. Da li si ottengono tutte le informazioni sulle attivita’ all’interno della provincia del Leinster. Elenco delle societa’, risultati, etc etc.

Arrivati al campo c’era un compagno di squadra arrivato prima di noi, siamo entrati nella sua macchina per attendere gli altri (fuori piovigginava e tirava vento, classico). Ci siamo messi a chiaccherare su San Gregorio, quando gli ho detto che in Italia i campionati sono geograficamente piu’ vasti, che in terza divisione devi prendere aerei e pulman, sono scoppiati a ridere dicendomi: «Al massimo qui ci pigliamo il pullman per 20 minuti! ahahaha!».

Gli ho spiegato che in Italia ci sono pochi tesserati, ma che il livello tutto sommato non e’ scarso, e che la gente vive il rugby con passione e le spese sono elevate, specie per una squadra in Sicilia, aerei, pullman etc.

Poi mi hanno chiesto che ruolo gioco, ho risposto mediano di mischia (scrum half) o apertura (fly half). Mi hanno detto che gli serve un mediano di apertura probabilmente :D E vabe’, e’ la storia della mia vita!

Comunque allenamento due volte alla settimana, martedi’ e venerdi’, ore 19.30. Circa 2 ore. Quindi ieri ho cominciato a muovermi, mi hanno messo col gruppo degli scarsoni che non sapevano passare la palla manco a spin, e’ stato un po’ frustrante, sempre palle a terra, passaggi di merda, etc etc. Vediamo in un paio di settimane se mi spostano. Da quello che ho capito il club ha due squadre senior. La prima squadra pare sia prima in classifica nel suo girone, la seconda e’ scarsona. Vi sapro’ dare piu’ dettagli nel futuro.

Mi sento a pezzi comunque! Muscolarmente parlando… il bello e’ che la gente mi diceva “We are not at your level of fitness!” MAH!

Stay tuned.

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Andiamo all’allenamento? No!… Alla PARTITA!

Marzo 26th, 2008 - Marzo 26th, 2008

Dublin, Ireland, 2 months so far

Ieri, almeno per quanto ne sapevo io, *doveva* essere giorno di allenamento. Cosi’ sono uscito la mattina per andare a lavoro, borsone in mano. Incontro Victor, il mexican mio collega e capitano della squadra nel rugby club a cui mi sono unito recentemente, che mi chiede se sono dei nostri stasera. Mi dice, io lascio l’ufficio alle 17.20 circa perche’ siamo d’accordo con alcuni altri compagni di vederci a St. Stephen Green per condividere uno o due taxi e raggiungere il campo entro le 18.30 (orario in cui inizia il warm up, per i non anglofoni il “riscaldamento”).

Durante il cammino verso St. Stpehen Green il mio collega mi dice che oggi invece di allenamento c’e’ una partita contro il St. Mary’s College RFC (cliccate per vedere il sito del college). Partita di O’Connol Cup. Gli ho confessato che non sto capendo un cazzo di come funzionano ’sti campionati cosi’ ho chiesto spiegazioni dettagliate.

Da quello che ho capito pare che io sarei arrivato a “stagione quasi finita” (la League, chiamata AIL League), e che ora sia il periodo delle Cup (le coppe). Mi ha spiegato che qui in Irlanda funziona che ci sono le League e le Cup. Le League sono campionati simili a quelli italiani, andata e ritorno credo, non ho capito bene se sono divise per divisioni basate sul livello tecnico.

Quello che ho capito e’ che le Cup hanno molto piu’ prestigio perche’ sono ad eliminazione diretta, o quasi. Mi ha raccontato che nel passato, 20-30 anni fa, c’erano solo le Cup. E funzionava piu’ o meno cosi’: una squadra continua a giocare fino a quando non viene sconfitta. Alla prima sconfitta sei out! Una volta era proprio cosi’, solo le squadre migliori se la giocavano, e c’erano addirittura squadre che giocavano una sola partita! Abbastanza ridicolo devo dire! :D

E’ ovvio che negli anni la Cup e’ stata sempre una competizione prestigiosa da vincere. Comunque da quello che ho capito oggi non e’ piu’ cosi’. La mia squadra e’ inserita in un gruppo di 4 squadre (di cui una si e’ ritirata). Pare siamo noi (Stillorgan RFC), Blackrock e St. Mary’s College.

Victor mi ha anche detto che il club ha anche 2 o 3 squadre Junior che partecipano a campionato J2, J3, J4 con buoni piazzamenti, tipo le semifinali.Mi ha spiegato che Junior non sta per eta’, ma per Esperienza. Quindi nei campionati Junior giocano sia persone piccole che persone a zero esperienza. Quindi completamente amatoriale.
Mentre nei Senior (Cup e League), si e’ ad un livello piu’ semipro. E ti trovi anche a giocare contro gente abbastanza seria.

Pare che nella squadra di ieri c’erano 3 giocatori, Dave McEnroe, John McWeeney, Karl Jennings, Peter Coyle, Joe Shine, Daragh Colema, da quello che leggo nella mailing list della mia squadra:

John is a winger and is the AIL record try scorer [from 'back in the day'], and was with Leinster up to season before last. A famous one cap wonder, as his one and only Irish cap was getting murdered against a rampaging Jonah Lomu in Lansdowne Road! Gave up game since leinster dropped him…

Jennings a back row [Leinster's Shane's older bro], Coyle [hooker, if its who Im thinking of] and Shine [2nd row, back row] all played irish schools and played a lot of AIL rugby and Im quite sure Jennings and Coyle played a leinster game or two. All have given the game up a couple of years as far as I know.

Enjoy playing against them, beating up on senior clubs ‘cheating’ like this is what cup rugby is all about :)

Per i non anglofoni c’era un certo John, ala, metamen della lega AIL, (cliccare sul link) che ha giocato anche col Leinster, uno che ha fatto solo un cap con l’Irlanda e pare sia stato devastatato da un giovane Jonah Lomu in qualche partita al Lansdowne Road. Poi un certo Jennings (fratello di un certo Shane), Coyole, pilone/tallonatore, ed un certo Shine che hanno giocato nelle irish schools e hanno anchegiocato un po’ di AIL League. Pare che Jennings e Coyle abbiano anchegiocato per la prima squadra del Leinster un match o due. Un mio collega mi ha riferito che 3 di questi hanno contratti tipo 3 mesi col Leinster.

Condizione meteorologica: pioggierellina che pareva in sospensione e vento! Vedi che novita’! Campo in erba soffice. Non mi e’ parso troppo pesante. Ecco una foto dell’impianto presa da Google Maps:

Spiacente, ma questo post non è disponibile in Italiano

L’impianto era figo. 3 Campi regolamentari, uno di allenamento. Tribune con sponsor da entrambi i lati. Una scoperta con posti in piedi, l’altra semicoperta, che ospita anche la club house. Pubblico: circa 50 persone forse. Comunque qualcuno c’era. Quando siamo entrati negli spoiatoi ho visto la lussuosa palestra con dentro probabilmente studenti del college. Ho visto qualche neozelandese maori impressionante fare 120 di squat.

La partita l’abbiamo persa 35 – 3 se non ricordo male. Con i primi 15-20 minuti mi pare sul 5 a 3 per loro. I primi 10 minuti giocati dentro i loro 22. Fine del primo tempo 15 – 3. Dove ho giocato? All’apertura. Non che avessi una linea di trequarti cosi’ skillata! A primo centro avevo un tipo che dicono normalmente gioca in mischia (seconda linea) ma devo dire che sono rimasto impressionato dalla gestualita’ che aveva, nonostante tutto. Scherzando mi dice che puo’ giocare dal numero 4 al 15!

La mia squadra non e’ molto forte, le qualita’ fisiche ci sono tutte ma manca un minimo di organizzazione specie attorno ai punti di incontro, e le mani dei trequarti non sono granche’. Insomma gioco molto ignorante all’irlandese. Gli ultimi 15 minuti ci siamo massacrati. Ho contato tipo 10 fasi, un buon possesso di palla devo dire.

Per quanto mi riguarda ho anche fatto una cosa a meta’ del primo tempo. Ruck, passaggio di merda del mediano, la palla va indietro, torno indietro per recuperarla, faccio per muovermi nella direzione da cui mi e’ venuto il passaggio, mi trovo due energumeni, scarto il primo, che mi aveva afferrato la maglia, faccio una veronica e mi trovo libero e scarto il secondo. Poi mi sono trovato difronte all’estremo, SOLO, nessuno dei miei compagni dietro, allora ho deciso che avrei fatto un calcio a seguire, l’ho fatto, l’avrei dovuto fare ancora piu’ sotto il difensore, l’ho colpito troppo forte e il calcio e’ risultato lungo e’ entrato dentro l’area di meta ed e’ stato annullato… vabe’.

Il fottuto vento che abbiamo avuto contro ci ha penalizzato. E nel secondo tempo e’ terminato e non l’ho potuto usare. Alcune mete che hanno fatto sono state frutto di minchiate nostre di errore. Piu’ volte dentro i nostri 22 chiamavo la palla al mediano per andare in touche ma lui si prendeva la briga di calciare da fuori i 22, direttamente dalla base della mischia. Vabe’.

Comunque comunico bene in campo, anche in english, la gente mi capisce. Questo mi fa piacere.

Perlando della squadra avversaria, secondo me non erano tutto sto granche’. Non ho visto niente di eccezionale, la linea arretrata, cosi’ tanto decantata prima della partita, si e’ rivelata mediocre secondo me. Il San Gregorio potrebbe benissimo distruggerli a questi qui! Sarei curioso di vederci giocare contro. Chissa’! Vi immaginate un tour del S. Gregorio qui! Ci sarebbe da divertirsi!

Fine partita molto british, corriodio con applausi, strette di mano, complimenti. Ho ricevuto i complimenti dei compagni di squadra per alcune cose fatte, e delle rassicurazioni che si lavorera’ per sistemare le cose che non sono andate. Mentre eravamo nello spogliatoio e’ arrivato il capitano del St. Mary’s dicendoci:

“Hey Lads! I wanna thank you for the FOCKING hard game you played tonight.”

Insomma, grazie per il gioco fottutamente rude che ci avete dato oggi, e’ stato duro giocare contro di voi. Insomma un discorso di circostanza che comunque dimostra lo spirito di questo gioco.

Dopo la partita tutti in club house a bere. Il mio corpo domandava ACQUA. Ma mi sono state offerte 2 pinte di sana Guinness che non ho potuto non accettare (in Irlanda e’ considerato sgarbo RIFIUTARE PINTE OFFERTE). Cosi’, senza mangiare, e chiaccherando, mi e’ salito l’alcool. Mio dio. Mentre parlavo sento parlare italiano, e scopro che un mio compagno di squadra e’ francese e parla italiano. Mi ha detto che non pensava che in Sicilia ci fosse il rugby, gli ho fatto rimangiare tutto quello che ha detto, non preoccupatevi! :D

La club house molto bella, con le foto dei vecchio giocatori, anche di quelli che hanno partecipato ad incontri con la nazionale Irlandese o con i British Lions. Un muro interamente di legno aveva l’elenco di Presidente e Capitano, anno per anno. La scuola ha prodotto 31 giocatori internazionali dal 1975.

Ora sono in ufficio, pieno di dolori, domani allenamento e sabato secondo match alle 3 contro il Blackrock.

Alla prossima.

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